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D.  In materia di titolare effettivo, Banca d'Italia ha rammentato che tale qualifica è richiesto per tutti i clienti "non persona fisica"; a tale proposito si ripropone quindi il tema di enti religiosi e condominii; è sufficiente indicare il nominativo dell'Amministratore e/o del Parroco o, in alternativa, tali entità potrebbero essere qualificate tra gli  "obblighi semplificati"?


R.  L’art 20 circoscrive l’identificazione del Titolare Effettivo ai clienti diversi dalle persone fisiche; il medesimo articolo 20 viene poi  “interpretato” nella FAQ n. 3 del MEF del 3/10/2017, nella quale tale adempimento viene attribuito solo ai soggetti dotati di personalità giuridica (società di capitali e persone giuridiche private (DPR 361/2000) con esclusione quindi delle società di persone la cui titolarità è comunque attribuibile ai medesimi soci salvo problematiche di “interposizione fittizia” comunque non riscontrabile sotto il profilo giuridico.

In merito alla particolarità delle parrocchie e dei condomini:
in particolare , per le amministrazioni  condominiali ,    la Banca d’Italia, su specifico quesito formulato dalla ANACI (associazione amministratori condominiali) , ha fornito in data 14/4/2017 una risposta  circa la correttezza della prassi seguita da alcune banche in merito alla richiesta della documentazione per l’individuazione del titolare effettivo per le finalità della gestione del conto corrente condominiale; ciò fermo restando che gli Intermediari, sulla base di una valutazione rimessa al loro responsabile apprezzamento, possono giungere alla conclusione che, nonostante l'applicazione dei criteri rilevanti, nessuna persona fisica possiede, controlla o amministra il cliente e sia beneficiaria della sua attività; in tal caso, possono, conseguentemente, ritenere non esistente il titolare effettivo.
Per entrambe le categorie , un parere espresso da Banca Italia all’ABI il 4/12/2015, lascia trasparire la non necessità di rilevazione del titolare effettivo per tali entità lasciando comunque alla Banca l’autonoma valutazione su tale circostanza, come del resto poi confermato da quanto riportato sulla risposta al  quesito degli Amministratori Condominiali.
Tenuto conto della maggiore chiarezza con la quale è stato formulato l’art 20 del Dlgs 231/07 in merito ai criteri per la determinazione del T.E. , qui di seguito si riportano alcune considerazioni, riferite a ciascuna delle due categorie citate, che consentono di giustificare la  non assoggettabilità delle stesse agli adempimenti previsti dalla richiamata disposizione, restando comunque ferma l’identificazione di colui che  effettua l’apertura e la successiva movimentazione del rapporto:
 
la parrocchia è una persona giuridica pubblica pertanto  essa non rientra nel quinto comma dell’art. 20.  A sostegno di tale interpretazione la Legge n. 222/1985 Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi, la quale prevede che il  riconoscimento della personalità giuridica è concesso su domanda di chi rappresenta l’ente secondo il diritto canonico, previo assenso dell’autorità ecclesiastica competente (ex art. 3). Gli enti ecclesiastici che hanno la personalità giuridica nell’ordinamento dello stato assumono la qualifica di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti (ex art. 4). Gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti devono iscriversi nel Registro delle persone giuridiche (ex art. 5). La Parrocchia, quindi, è un soggetto di diritto, ha un codice fiscale, un suo patrimonio, un rappresentante legale ed un amministratore unico, che è il parroco.
 
il condominio non ha personalità giuridica e,  quindi, non rientra nel quinto comma dell’art. 20.  La sentenza n. 19663 della Corte di Cassazione, Sezioni Unite, del 18.9.2014, che conferma il mancato riconoscimento della personalità giuridica (riconoscimento dapprima voluto poi escluso in sede di stesura finale della Legge n. 220/2012) dispone che  non è sufficiente una pluralità di persone, che siano contitolari di beni destinati ad uno scopo comune per  riconoscere all’ente personalità giuridica (come avviene anche per il patrimonio familiare o per la comunione dei beni tra coniugi).

 
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